La cala di Calamosche, incassata fra basse scogliere, nella Riserva di Vendicari
La spiaggia di Calamosche, nella Riserva di Vendicari — foto: settemuse.it · Public domain · Wikimedia Commons

Vendicari si può fare in due modi: scendere dritti in spiaggia, oppure camminare. Il secondo restituisce molto di più, perché la riserva è fatta di ambienti che dalla sabbia non si vedono: pantani salmastri, macchia bassa, vecchie saline, tratti di costa rocciosa. Da Marzamemi ci vuole una ventina di minuti d'auto e mezza giornata basta per un percorso intero senza affanno, a patto di scegliere l'ingresso giusto.

Che cos'è la riserva

La Riserva Naturale Orientata Oasi Faunistica di Vendicari è stata istituita nel 1984 e aperta al pubblico nel 1989; si estende su poco più di millecinquecento ettari fra Noto e Pachino ed è gestita dalla Regione Siciliana. La fascia costiera protetta è di circa otto chilometri, da Eloro a nord fino a contrada San Lorenzo a sud.

Dentro ci trovate coste rocciose e spiagge sabbiose, macchia mediterranea, paludi salmastre e d'acqua dolce, pantani salini, vecchie saline e perfino aree agricole. È una zona umida di importanza internazionale, e questo spiega perché le regole di comportamento siano più severe che su una spiaggia qualsiasi.

I tre percorsi segnalati

I sentieri battuti e segnalati sono tre, indicati con i colori blu, arancione e verde. Uno porta al nucleo storico della riserva, con la tonnara e la torre; uno passa dagli osservatori faunistici affacciati sul Pantano Roveto e arriva alla cittadella bizantina di Maccari; uno scende alla spiaggia di Calamosche.

Non sono percorsi impegnativi, ma sono quasi sempre allo scoperto: l'ombra è poca e nei mesi caldi il sole di mezza giornata si fa sentire parecchio. Le stagioni migliori per camminare qui sono la primavera e l'autunno, indicativamente da marzo a maggio e da ottobre a novembre.

La torre che non è sveva

La torre che domina la tonnara è conosciuta da tutti come Torre Sveva, ma il nome è tradizionale e non corrisponde alla storia dell'edificio. La costruzione documentata risale al Quattrocento e si deve a Pietro d'Aragona, duca di Noto, che la volle per difendere i magazzini in cui si stoccavano le derrate destinate al commercio. Attribuirla a Federico II e agli Svevi è un errore diffuso: se ve lo raccontano sul posto, adesso sapete come stanno le cose.

Accanto alla torre restano i ruderi della tonnara di Bafutto, costruita nel Settecento. Arrivò a impiegare una quarantina di lavoratori e cessò l'attività nel 1943. Oggi ne sopravvivono i muri e le arcate affacciate sul mare, ed è il punto della riserva davanti al quale tutti si fermano più a lungo.

I cinque pantani e chi ci vive

I pantani sono cinque e, da nord a sud, si chiamano Pantano Piccolo, Pantano Grande, Pantano Roveto, Pantano Sichilli e Pantano Scirbia. Le saline che li accompagnano hanno avuto a lungo un peso economico reale: questo pezzo di costa è stato un luogo di lavoro molto prima di diventare un luogo protetto.

Si stima che circa 180 specie di uccelli frequentino Vendicari nell'arco dell'anno: fenicotteri rosa, spatole, garzette, aironi cenerini, cicogne, oltre a numerosi limicoli e anatidi. La specie simbolo è il cavaliere d'Italia, bianco e nero, con le lunghe zampe rosse. Il birdwatching rende soprattutto durante le migrazioni di primavera e autunno, mentre l'inverno è la stagione degli anatidi svernanti; per i fenicotteri parlate pure di avvistamento possibile, mai di appuntamento fisso.

Maccari e Calamosche

Il percorso che passa dal Pantano Roveto arriva alla cittadella bizantina di Maccari: i resti di un insediamento bizantino, una trigona e una necropoli, in un contesto di macchia bassa che rende la visita silenziosa e un po' fuori dal tempo. È la parte della riserva che meno somiglia a una gita al mare.

Calamosche è l'altra meta classica, una spiaggia incassata fra basse scogliere. Ci si arriva esclusivamente a piedi, lasciando l'auto nel parcheggio all'ingresso. Nei mesi caldi è il tratto più frequentato di tutta la riserva: presto la mattina è un'esperienza completamente diversa.

Biglietto, ingressi e buon senso

L'ingresso alla riserva è a pagamento: è previsto un biglietto unico valido per tutte le spiagge della riserva, e agli accessi ci sono parcheggi a pagamento e custoditi. Gli ingressi lungo la costa sono più d'uno, fra cui quello della tonnara e della torre, quello di Calamosche, quello lato Eloro a nord e quello lato Maccari a sud: la scelta cambia parecchio la lunghezza della camminata, quindi decidete prima il percorso e poi l'ingresso.

Orari e condizioni di accesso variano con la stagione e possono cambiare da un anno all'altro: verificateli sui canali ufficiali prima di partire. Per il resto valgono regole banali che qui hanno un senso preciso: acqua, scarpe chiuse e cappello, niente scorciatoie fuori dai sentieri, nessun disturbo agli animali. Siete in una zona umida protetta, non in un parco cittadino.

Prima di partire: scegliete l'ingresso in base al percorso e non il contrario, e mettete in conto che a Calamosche si arriva soltanto a piedi. Verificate sempre aperture e condizioni sui canali ufficiali della riserva: negli spazi protetti siciliani accessi e sentieri cambiano più spesso di quanto si immagini.

Vendicari è il posto in cui questa parte di Sicilia si capisce meglio: una torre del Quattrocento, una tonnara settecentesca, una cittadella bizantina e cinque specchi d'acqua salmastra pieni di uccelli, tutto dentro otto chilometri di costa. Da Marzamemi è un quarto d'ora d'auto, quindi non serve farne un'impresa: se ci tornate una seconda volta, cambiate semplicemente sentiero.

A pochi minuti dai luoghi di questa guida — Dimora Calafarina Marzamemi

Dalla contrada Calafarina si raggiungono in poco tempo il borgo di Marzamemi, la Riserva di Vendicari e la punta più a sud della Sicilia: una base comoda per girare senza fare ogni giorno chilometri.