Noto è a una mezz'ora d'auto dal borgo e si presta bene alla mezza giornata: il centro monumentale è compatto, si gira interamente a piedi e non chiede alcuna preparazione. Il rischio, semmai, è l'opposto: passare due ore a fotografare facciate senza sapere che cosa si sta guardando. Quello che segue è l'essenziale, in un ordine che funziona anche se avete solo una mattinata.
Una città nata due volte
Il terremoto del 1693 rase al suolo il Val di Noto. Quello che si visita oggi non è quindi una città medievale rimaneggiata, ma una ricostruzione settecentesca pensata quasi da zero, con un impianto costruito per la scena urbana: assi rettilinei, scalinate, prospettive che si aprono all'improvviso girando un angolo.
Nel 2002 Noto è stata iscritta nella lista del patrimonio mondiale insieme alle altre Città tardo barocche del Val di Noto, che l'UNESCO descrive come il culmine e la fioritura finale dell'arte barocca in Europa. È una definizione impegnativa, ma quando arrivate a fine giornata, con la luce bassa, si capisce da dove venga.
La Cattedrale di San Nicolò
La cattedrale è il monumento che tutti fotografano ed è anche quello con la storia più movimentata del centro. La sera del 13 marzo 1996 la cupola e la navata crollarono, e la chiesa principale della città si trasformò in un cantiere.
La ricostruzione durò undici anni ed è considerata un caso unico: un monumento rimesso in piedi integralmente in muratura, per giunta in zona sismica. La riapertura al culto è del 18 giugno 2007. Salite la scalinata con calma e voltatevi prima di entrare: dall'alto dei gradini si legge bene come è stata disegnata la città attorno a questo punto.
Palazzo Nicolaci e i mensoloni
Palazzo Nicolaci di Villadorata è l'altro pezzo forte, e per molti visitatori quello che resta più impresso. Conta circa novanta stanze, fu iniziato attorno al 1720 su un progetto attribuito a Rosario Gagliardi e i lavori proseguirono fino al 1765. Si affaccia su via Nicolaci, che è anche la via dell'Infiorata.
A renderlo inconfondibile sono i balconi, sorretti da mensole scolpite, i mensoloni, che raffigurano leoni, putti, centauri, cavalli alati, chimere, sirene e figure grottesche. Non ce n'è una uguale all'altra. Se avete dieci minuti, fermatevi sotto e mettetevi a confrontarle: è l'esercizio che più di ogni altro fa capire che cosa fosse il barocco da queste parti, cioè una gara di invenzione.
Il corso come asse, e la pietra
L'orientamento è semplice: corso Vittorio Emanuele è l'asse monumentale del centro storico e da lì si sale o si scende verso le vie laterali. Via Nicolaci, quella del palazzo, è una di queste e vale la deviazione anche fuori dai giorni di festa. Con questo schema in testa non serve una mappa.
La cosa che colpisce di più, alla fine, non è un singolo edificio ma il colore d'insieme: la pietra con cui è costruita la città ha un tono caldo che nelle ore basse vira decisamente sul dorato. È il motivo per cui, se potete scegliere l'orario, il tardo pomeriggio batte il mezzogiorno di diverse lunghezze.
Due appuntamenti che riempiono la città
Ogni anno, verso metà maggio, via Nicolaci ospita l'Infiorata: per un'intera notte maestri infioratori siciliani e laziali coprono la via con un tappeto continuo di bozzetti floreali, su un tema che cambia a ogni edizione. Il risultato resta visitabile per qualche giorno e in quei giorni la città è molto più affollata del solito: mettete in conto tempi diversi per parcheggiare e per muovervi.
L'altro appuntamento è San Corrado Confalonieri, eletto patrono e protettore di Noto nel 1643. Le feste sono due: il 19 febbraio, anniversario della morte del santo, e l'ultima domenica di agosto, anniversario della beatificazione, che è la più partecipata dai visitatori. La città dedica al patrono quattro processioni l'anno, con repliche durante le due Ottave. A entrambe le ricorrenze, come all'Infiorata, abbiamo dedicato un approfondimento a parte.
Come organizzare la mezza giornata
Da Marzamemi contate una mezz'ora d'auto, qualcosa in più nei fine settimana d'agosto. Lasciate la macchina fuori dal centro monumentale e salite a piedi: l'area che vi interessa si copre tutta camminando e non è grande. Per il barocco le stagioni migliori sono aprile e maggio, oppure la fine di settembre e ottobre; in pieno luglio o agosto la pietra riverbera e la passeggiata diventa faticosa già a metà mattina.
Se vi resta tempo per una seconda tappa, la Villa Romana del Tellaro è nel territorio di Noto, sulla strada del ritorno, e fa da contrappunto interessante: mosaici del IV secolo d.C. a una manciata di chilometri dal barocco del Settecento. Come sempre da queste parti, orari e giorni di apertura è meglio verificarli prima di partire.
Mezza giornata basta per portarsi a casa Noto: la scalinata della cattedrale, i mensoloni di via Nicolaci, il corso e la luce calda sulla pietra. Se poi vi viene voglia di tornarci in un giorno di festa, con l'Infiorata o con il patrono, scoprirete che è un'altra città: vale tranquillamente la seconda visita.
A pochi minuti dai luoghi di questa guida — Dimora Calafarina Marzamemi
Dalla contrada Calafarina si raggiungono in poco tempo il borgo di Marzamemi, la Riserva di Vendicari e la punta più a sud della Sicilia: una base comoda per girare senza fare ogni giorno chilometri.